Scaffalatura urtata da un muletto: cosa fare subito e chi deve decidere
In un magazzino l’urto tra un carrello elevatore e un montante di scaffalatura non è un’eventualità remota: è l’evento più frequente in assoluto. Nella maggior parte dei casi si risolve con un’alzata di spalle, perché il danno sembra trascurabile e la produzione non può fermarsi. È esattamente in quel momento, però, che si decide se l’azienda sta gestendo un rischio o lo sta accumulando. Vediamo che cosa fare nell’immediato, come si classifica il danno secondo la norma tecnica di riferimento e soprattutto chi ha il compito di decidere.
Perché un urto non è mai un danno estetico
Le scaffalature metalliche sono attrezzature di lavoro a tutti gli effetti ai sensi del D.Lgs. 81/08, Titolo III. Il datore di lavoro è quindi tenuto a metterle a disposizione dei lavoratori in condizioni idonee e a garantirne nel tempo la permanenza dei requisiti di sicurezza.
Il punto tecnico è semplice quanto insidioso. Un montante di scaffalatura porta-pallet lavora prevalentemente a compressione: la sua capacità portante dipende dalla geometria della sezione. Una deformazione anche modesta, come pochi millimetri di svergolamento o un’ammaccatura su un’ala del profilo, riduce in modo non proporzionale la resistenza all’instabilità. Il componente può continuare a reggere per settimane e cedere improvvisamente sotto un carico che aveva già sopportato decine di volte. E poiché le campate sono solidali tra loro, il collasso di un montante tende a propagarsi: è il meccanismo che trasforma un urto banale in un crollo di intere file.
I primi gesti, nell’ordine giusto
Quando si verifica un urto, la sequenza corretta è questa:
- interdire immediatamente l’area interessata al transito di persone e mezzi, delimitandola in modo visibile;
- non aggiungere altro carico sulla campata coinvolta e su quelle adiacenti;
- segnalare l’evento alla persona designata come responsabile della sicurezza delle attrezzature di stoccaggio, senza filtri e senza attendere il turno successivo;
- documentare il danno con fotografie, indicando posizione esatta (corsia, campata, livello), data, ora e mezzo coinvolto;
- attendere la valutazione prima di riprendere l’operatività in quel punto.
Due cose, invece, non vanno mai fatte. La prima è raddrizzare il componente deformato: la piegatura a freddo non ripristina le caratteristiche meccaniche originarie e introduce tensioni residue che peggiorano la situazione. La seconda è ripararlo con saldature o rinforzi improvvisati. La UNI EN 15635 è chiara nel richiedere che i componenti danneggiati siano sostituiti con nuove parti identiche dello stesso produttore.
La classificazione del danno secondo la UNI EN 15635
La norma UNI EN 15635, che disciplina l’uso e la manutenzione delle attrezzature di immagazzinaggio, adotta un sistema di classificazione del danno su tre livelli, immediatamente comprensibile anche a chi non ha formazione tecnica. Nel testo della norma il livello intermedio è indicato come “ambra”; nell’uso comune, e in questa guida, lo chiameremo giallo.
| Livello di danno | Significato | Azione richiesta |
| Verde | I componenti sono sicuri e idonei all’uso. | Monitoraggio della struttura e nuovo controllo entro 12 mesi. |
| Giallo (ambra) | Il danno richiede un intervento, ma non è immediatamente critico. | Scaricare la campata interessata e sostituire il componente entro quattro settimane; se l’intervento non avviene nei termini, il danno va riclassificato a livello rosso. |
| Rosso | Il danno compromette la sicurezza della struttura. | Segregare e mettere in sicurezza l’area, scaricare immediatamente la scaffalatura ed eseguire subito l’intervento. |
La logica di questa scala è importante: il livello giallo non autorizza a continuare a usare la scaffalatura come se nulla fosse per un mese. Indica un termine massimo entro cui il componente va sostituito, con la campata nel frattempo scarica; allo scadere del termine, senza intervento, il danno sale automaticamente di gravità.
Chi decide: la figura del PRSES
La UNI EN 15635 prevede che l’azienda nomini e prepari adeguatamente una persona responsabile della sicurezza delle attrezzature di stoccaggio, indicata con l’acronimo PRSES. È la figura che raccoglie le segnalazioni di danno, ne valuta la gravità, attribuisce il livello e decide se e quando la scaffalatura può tornare in servizio.
Nominare il PRSES non trasferisce la responsabilità: il datore di lavoro resta il soggetto obbligato ai sensi del D.Lgs. 81/08. La designazione serve a garantire che esista, in azienda, un punto di riferimento identificabile e formato, e che le segnalazioni non si perdano tra un turno e l’altro. Nella pratica, la differenza tra un magazzino gestito bene e uno gestito male sta quasi sempre qui: nell’esistenza di un canale di segnalazione che il carrellista usa davvero, senza timore di essere richiamato per aver rallentato la produzione.
Controllo interno e ispezione dell’esperto: due livelli distinti
La gestione dei danni si regge su due attività complementari, che non vanno confuse. La prima è il controllo interno, svolto con continuità dal personale designato dall’azienda: è il presidio quotidiano che intercetta l’urto appena avvenuto. La seconda è l’ispezione condotta da un tecnico esperto, che la UNI EN 15635 richiede a intervalli non superiori a dodici mesi e che si conclude con un resoconto scritto contenente le osservazioni e gli interventi necessari per ridurre al minimo i rischi.
Quel documento non è una formalità: costituisce la prova della regolare verifica delle scaffalature e va conservato in azienda per essere esibito in caso di ispezione da parte dell’autorità competente.
Come interviene Organismo CVE
C.V.E. – Centro Verifiche Europee è un Organismo di Ispezione di tipo A abilitato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Sulle scaffalature metalliche esegue l’ispezione periodica secondo il D.Lgs. 81/08 e la UNI EN 15635, con rilievo della disposizione delle scaffalature e redazione del rapporto di verifica ispettiva corredato da immagini, con la classificazione dei danni riscontrati e le priorità di intervento.
Il perimetro dell’attività è netto e non varia: CVE ispeziona e attesta, non installa scaffalature, non sostituisce componenti e non esegue manutenzione. Le sostituzioni indicate nel rapporto vengono realizzate dal fornitore o dal manutentore incaricato dall’azienda. È questa separazione a garantire che il giudizio sullo stato della struttura sia indipendente da chi ha interesse a venderne i ricambi.
Domande frequenti (FAQ)
Un montante ammaccato si può raddrizzare?
No. La UNI EN 15635 richiede che i componenti danneggiati siano sostituiti con nuove parti identiche dello stesso produttore. Raddrizzare o saldare un profilo deformato non ripristina la capacità portante originaria.
Devo fermare tutto il magazzino dopo un urto?
No, va messa in sicurezza e scaricata la porzione di scaffalatura interessata, non l’intero impianto. La delimitazione dell’area coinvolta e il divieto di caricare ulteriormente sono le prime misure da adottare.
Che differenza c’è tra livello giallo e livello ambra?
Nessuna: è lo stesso livello. Il testo della UNI EN 15635 usa il termine “ambra”, mentre nella pratica di magazzino si è diffuso “giallo”. In entrambi i casi la campata va scaricata e il componente sostituito entro quattro settimane.
Chi è il PRSES e chi lo nomina?
È la persona responsabile della sicurezza delle attrezzature di stoccaggio prevista dalla UNI EN 15635. Viene nominata e formata dall’azienda e riceve le segnalazioni di danno, classificandole e decidendo gli interventi. Il datore di lavoro resta comunque il responsabile ai sensi del D.Lgs. 81/08.
Ogni quanto va ispezionata una scaffalatura?
La UNI EN 15635 prevede che la verifica sia effettuata da un tecnico esperto ad intervalli non superiori ai dodici mesi, con rilascio di un resoconto scritto. Resta ferma l’attività di controllo interno, che ha frequenza ben più ravvicinata.
Organismo CVE sostituisce i componenti danneggiati?
No. Come Organismo di Ispezione di tipo A, CVE esegue l’ispezione in modo imparziale e ne documenta l’esito. La sostituzione dei componenti è affidata al fornitore o al manutentore scelto dall’azienda.
Un urto documentato è un rischio gestito
La differenza tra un magazzino sicuro e uno esposto non sta nel numero di urti, che in un’attività logistica sono fisiologici, ma nella capacità di intercettarli, classificarli e risolverli lasciando traccia scritta di ogni passaggio.
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