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ANALISI DELLA POTABILITÀ DELL’ACQUA E DELLA LEGIONELLA

Scopri i nuovi parametri del D.Lgs 18/2023, la prevenzione della legionella e le soluzioni per garantire la conformità dell'azienda. Richiedi un preventivo!
Analisi potabilità acqua e legionella - 1

Garantire la salubrità delle risorse idriche all’interno degli spazi professionali rappresenta un atto di cura fondamentale verso i propri collaboratori e un pilastro centrale della conformità normativa aziendale. Per i datori di lavoro e gli amministratori condominiali, la gestione della rete idrica si traduce nella responsabilità di assicurare l’assenza di rischi biologici e chimici, tutelando la salute del personale e la continuità stessa dell’attività produttiva.

L’analisi della potabilità dell’acqua e il monitoraggio della legionella costituiscono i due binari principali della sicurezza idrica moderna. Mentre il controllo dei parametri chimico-fisici certifica che l’acqua erogata sia idonea al consumo umano, la sorveglianza microbiologica specifica per il batterio della legionella permette di neutralizzare un rischio spesso annidato nelle tubature meno utilizzate o nei sistemi di climatizzazione. 

In questo scenario, le recenti evoluzioni legislative richiedono una pianificazione strategica basata sulla valutazione preventiva, trasformando il controllo periodico in uno strumento di tutela legale e operativa per l’intera organizzazione.

Cosa sono le acque potabili

La definizione di acqua potabile abbraccia ogni risorsa idrica destinata all’uso umano, indipendentemente dalla modalità di erogazione o dalla specifica finalità d’impiego all’interno dei siti produttivi. Rientrano in questa categoria le forniture provenienti dagli acquedotti pubblici, ma anche le riserve stoccate in cisterne o distribuite tramite contenitori e bottiglie, essenziali per le necessità igieniche, i servizi mensa o la produzione alimentare.

L’origine di tali risorse può variare sensibilmente in base alla localizzazione geografica. L’approvvigionamento attinge infatti a bacini differenti, che includono sia falde sotterranee che acque di superficie o salmastre. In questi ultimi casi, l’idoneità al consumo e l’impiego industriale sono garantiti da specifici trattamenti di potabilizzazione che rendono il fluido sicuro e conforme ai parametri di legge.

L’inquadramento normativo: D.lgs 18/2023 e D.lgs 81/08

Il nuovo decreto legislativo 18/2023 ha ridefinito completamente gli standard e le procedure per garantire la sicurezza dell’acqua destinata al consumo umano. L’innovazione principale è l’introduzione dell’approccio basato sul rischio, che mira a proteggere le risorse idriche da qualsiasi evento pericoloso, inclusi i cambiamenti climatici. Il decreto stabilisce un sistema di verifica a due livelli: i controlli esterni, effettuati dalle ASL, e i controlli interni, gestiti dai fornitori del servizio idrico. 

La normativa prevede il monitoraggio di 53 parametri specifici, tra cui parametri microbiologici, chimici, indicatori e radioattivi. Particolare attenzione viene dedicata ai nuovi contaminanti come microplastiche e PFAS, con l’introduzione di limiti più stringenti per garantire la massima sicurezza dei consumatori. La normativa richiede inoltre una comunicazione trasparente verso i cittadini, con informazioni annuali sulla qualità dell’acqua fornite sia in bolletta che in via telematica.

Il Decreto Legislativo 81/2008 impone ai datori di lavoro e agli amministratori condominiali di effettuare una valutazione del rischio biologico, includendo specificamente il rischio legionella, e di implementare tutte le misure necessarie per proteggere la salute dei lavoratori.  Questa classificazione implica che il batterio può causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori, ma solitamente è disponibile una profilassi o un trattamento efficace. 

Fra le misure da attuare ci sono la manutenzione regolare degli impianti idrici e di condizionamento, il monitoraggio periodico della presenza del batterio e l’adozione di procedure specifiche per la prevenzione e il controllo della contaminazione. La Legge prevede inoltre l’obbligo di formazione e informazione dei lavoratori sui rischi biologici e sulle misure di prevenzione da adottare.

Il servizio C.V.E.

C.V.E. CENTRO VERIFICHE EUROPEE Srl, in collaborazione con laboratori accreditati, effettua verifiche della conformità della qualità dell’acqua secondo il D.Lgs n.18/2023 e il D.Lgs n.81/2008. Grazie a un team di tecnici specializzati, garantiamo un servizio completo e professionale per la sicurezza dell’acqua destinata al consumo umano.

Questa collaborazione strategica permette di offrire al cliente:

  • Analisi di laboratorio
  • Analisi chimico-fisica completa secondo i 53 parametri del D.Lgs 18/2023
  • Ricerca specifica della Legionella
  • Analisi del piombo e altri metalli pesanti
  • Monitoraggio microbiologico
  • Rapporti di prova dettagliati con interpretazione dei risultati
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Analisi potabilità acqua e legionella - 3
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I valori

La revisione dei limiti mira a ridurre l’esposizione a contaminanti emergenti e metalli pesanti che possono derivare sia dalle fonti di approvvigionamento che dal deterioramento delle reti distributive interne. Tra le variazioni più significative da monitorare nel tempo, si segnalano:

  • Antimonio con valore limite di 10 µg/L;
  • Bisfenolo A con valore limite 2,5 µg/L;
  • Clorati e Cloriti con valore limite di 0,25 mg/L (dal 12/01/2026);
  • Cromo con valore limite di 25 µg/L (dal 12/01/2026);
  • PFAS totale con valore limite di 0.50 µg/L;
  • Piombo con un valore limite di 5 µg/L (tassativo dal 12/01/2036);
  • Rame con un valore limite di 2 mg/L;
  • Somma di PFAS con valore limite 0,10 µg/L;
  • Uranio, con valore limite di 30 µg/L;
  • Vanadio con un valore limite di 140 µg/L;

 

Ulteriori sostanze come gli acidi aloacetici (60 µg/L), la microcistina-LR (1 µg/L) e il selenio (20 µg/L) completano il quadro dei controlli necessari per certificare l’assenza di rischi tossicologici per i dipendenti.

L’innovazione più rilevante sul piano microbiologico, come già accennato, riguarda l’estensione della ricerca della legionella non solo ai sistemi di climatizzazione o idrosanitari complessi, ma alla stessa acqua potabile distribuita nelle strutture identificate come prioritarie. Il limite di riferimento è fissato a 1000 UFC/L, una soglia che impone al datore di lavoro e agli amministratori condominiali un monitoraggio costante e l’adozione di misure preventive qualora i valori riscontrati dovessero superare tale parametro.

Le sanzioni

Il D.Lgs 18/2023 stabilisce conseguenze pecuniarie di rilievo per le organizzazioni che non si adeguano agli standard di sicurezza. Le sanzioni amministrative sono strutturate per colpire diversi livelli di inadempienza:

 

  • Violazione dei requisiti di qualità: la distribuzione di acqua che non rispetta i parametri chimici o microbiologici (inclusa la legionella) comporta sanzioni che possono oscillare tra i 5.000 € e i 30.000 €.
  • Assenza del Piano di Sicurezza dell’Acqua (PSA): la carenza documentale e la mancata valutazione del rischio idrico specifico sono soggette a sanzioni che variano da 5.000 € a 30.000 €.

 

Al di là delle sanzioni pecuniarie, l’azienda affronta rischi di natura legale ancora più critici. La contrazione di una patologia come la legionellosi da parte di un dipendente configura un infortunio sul lavoro. In simili circostanze, la magistratura può ravvisare profili di responsabilità penale per lesioni colpose, qualora venga dimostrata la negligenza nella manutenzione degli impianti o nell’esecuzione dei campionamenti.

FAQ potabilità dell’acqua e della legionella

Ogni quanto tempo è necessario effettuare l’analisi della legionella e della potabilità?

La periodicità dei controlli dipende dalla valutazione dei rischi specifica di ogni sede aziendale e dalla complessità della rete idrica. La normativa suggerisce un monitoraggio con cadenza almeno annuale, da modulare in base al livello di rischio individuato nel Piano di Sicurezza dell’Acqua (PSA): negli edifici a rischio basso il controllo viene effettuato una volta all’anno, mentre nelle strutture ricettive, nelle palestre e nelle scuole la verifica è generalmente programmata ogni sei mesi; nelle realtà più sensibili, come ospedali, RSA e reparti critici, il monitoraggio viene invece condotto con una frequenza trimestrale. Una pianificazione regolare assicura il mantenimento dei parametri di sicurezza e la validità della documentazione in caso di ispezione.

Cosa deve fare il datore di lavoro se le analisi risultano non conformi?

Il riscontro di valori oltre i limiti di legge impone l’adozione immediata di misure correttive per ripristinare la salubrità dell’acqua. Le azioni includono la pulizia e la disinfezione dei serbatoi, lo shock termico o chimico dell’impianto e, in casi critici, la sospensione temporanea dell’erogazione per gli usi umani. La ripetizione dei test dopo gli interventi è necessaria per certificare l’efficacia delle azioni intraprese e il ritorno alla conformità normativa.

La responsabilità della qualità dell’acqua ricade sempre sul datore di lavoro?

Il datore di lavoro e gli amministratori condominiali rispondono della qualità dell’acqua dal punto di consegna dell’acquedotto fino all’ultimo rubinetto interno. Mentre l’ente gestore garantisce la salubrità fino al contatore, la manutenzione delle condotte interne e la prevenzione di ristagni o contaminazioni microbiche (come la legionella) spettano interamente al gestore della distribuzione idrica interna (datore di lavoro o amministratore di condominio). Tale responsabilità rimane centrale anche in contesti di uffici in affitto, dove la collaborazione tra proprietario dell’immobile e conduttore diventa essenziale per la sicurezza dei lavoratori.