Ogni quanto conviene fare la termografia di un quadro elettrico
Quando si parla di termografia dei quadri elettrici, la prima domanda è quasi sempre la stessa: ogni quanto va fatta? La risposta sorprende molti: nessuna legge fissa una scadenza. La termografia è una tecnica di manutenzione predittiva, non una verifica con periodicità imposta come quelle del D.P.R. 462/01. Proprio per questo la frequenza non è un numero da cercare in Gazzetta Ufficiale, ma una decisione da costruire con criterio. E una cadenza scelta male costa: troppo rada e le anomalie maturano indisturbate, troppo fitta e si spende senza beneficio.
I quattro fattori che determinano la frequenza giusta
Una cadenza motivata nasce dal profilo reale dell’impianto. I fattori da pesare sono quattro.
- Criticità dell’impianto: un quadro che alimenta una linea produttiva continua, una cella frigorifera o un reparto sanitario merita controlli più frequenti di un quadro di servizi generali.
- Età e storico delle anomalie: un impianto datato, o che nelle indagini precedenti ha già mostrato punti caldi, va ricontrollato a intervalli più brevi per verificare l’efficacia delle correzioni.
- Condizioni ambientali: polvere, umidità, vibrazioni, atmosfere aggressive e ambienti a maggior rischio di incendio accelerano il degrado di connessioni e componenti.
- Modifiche intervenute: ampliamenti, nuove linee e aumenti di carico cambiano il comportamento termico del quadro e rendono superata la fotografia precedente.
Nella pratica, per la maggior parte delle aziende il punto di equilibrio è una cadenza annuale, da accorciare per gli impianti critici e da rivalutare a ogni modifica rilevante.
I due vincoli esterni: OT23 e assicurazioni
Alla valutazione tecnica si sommano due vincoli che, di fatto, spingono verso il ciclo annuale. Il primo è il modello INAIL OT23, la domanda con cui l’azienda chiede la riduzione del tasso medio di tariffa per gli interventi migliorativi in materia di sicurezza: gli interventi dichiarati devono essere stati attuati nell’anno precedente la domanda, quindi chi vuole valorizzare la termografia deve ripeterla ogni anno, documentando anche le azioni correttive eseguite. Il secondo vincolo sono le assicurazioni: molte polizze incendio riconoscono condizioni migliori alle aziende che eseguono indagini termografiche periodiche, e alcune ne fanno una richiesta esplicita, con la cadenza indicata in polizza.
Quando misurare e quando anticipare
La termografia rileva le sovratemperature: perché abbia senso, il quadro deve lavorare. Il momento migliore per l’indagine è il periodo di massimo carico, con l’impianto in condizioni di esercizio reali, indicativamente con un assorbimento significativo rispetto a quello nominale. Un quadro fotografato a vuoto può sembrare perfetto e nascondere una connessione difettosa che si manifesterà al primo picco. Ci sono poi i casi in cui conviene anticipare l’indagine senza aspettare la scadenza pianificata: dopo lavori sul quadro, dopo un intervento di protezione scattato senza causa apparente, dopo episodi di odore di bruciato o interruzioni anomale, e in generale ogni volta che il carico è cambiato in modo sostanziale.
Chi esegue l’indagine e cosa deve restare agli atti
La qualità del risultato dipende da chi misura. Le indagini termografiche vanno eseguite da operatori certificati secondo la UNI EN ISO 9712, che stabilisce i livelli di qualificazione del personale addetto alle prove non distruttive. Al termine deve restare agli atti un rapporto con le immagini termiche, le condizioni di carico al momento della misura, la classificazione delle anomalie per gravità e le raccomandazioni: è questo documento, non la singola foto, a dare valore all’indagine davanti ad assicurazioni, INAIL e organi di controllo. CVE, come organismo terzo e imparziale, esegue l’indagine e certifica lo stato dell’impianto: le eventuali azioni correttive spettano poi all’installatore o al manutentore di fiducia dell’azienda, così che chi controlla non sia mai lo stesso soggetto che ripara.
Domande frequenti
Esiste un obbligo di legge con una scadenza precisa?
No. La termografia dei quadri elettrici non ha una periodicità imposta per legge: è una tecnica di manutenzione predittiva. La cadenza va però definita e messa per iscritto nel piano di manutenzione, perché il datore di lavoro deve garantire il buono stato dell’impianto.
Ho appena modificato il quadro: devo rifare l’indagine?
Sì, è il caso tipico di indagine straordinaria. Ampliamenti, nuove linee e aumenti di carico cambiano il comportamento termico del quadro e rendono superata la fotografia precedente.
Posso usare la stessa relazione termografica per più domande OT23?
No. Il modello OT23 si riferisce agli interventi attuati nell’anno precedente la domanda: per ogni annualità serve un’analisi eseguita in quell’anno, con le relative azioni correttive documentate.
Una cadenza scelta vale più di una cadenza subita
La frequenza giusta della termografia non è un numero universale: è il risultato di una valutazione su criticità, storia e obiettivi dell’azienda, messa per iscritto e rispettata. È questa coerenza, prima ancora della termocamera, a trasformare l’indagine in uno strumento di gestione del rischio.
Contatta Organismo CVE per pianificare le indagini termografiche dei tuoi quadri elettrici e richiedi un preventivo gratuito e senza impegno.
Leggi anche: Targa di portata delle scaffalature: cosa dice e perché non può mancare








