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Targa di portata delle scaffalature: cosa dice e perché non può mancare

Targa di portata delle scaffalature: cosa dice e perché non può mancare

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Targa di portata delle scaffalature: cosa dice e perché non può mancare

C’è un oggetto, in ogni magazzino ben gestito, che vale quanto un documento legale pur essendo un semplice cartello: la targa di portata delle scaffalature. Quando c’è, è il riferimento ufficiale per caricare in sicurezza. Quando manca, o quando descrive una scaffalatura che nel frattempo è stata modificata, ogni pallet appoggiato è una scommessa. Vediamo cosa deve riportare, chi deve fornirla, dove va esposta e cosa fare quando non c’è più o non corrisponde alla realtà.

 

Cosa prevede la UNI EN 15635

La norma di riferimento per l’utilizzo e la manutenzione delle attrezzature di immagazzinaggio, la UNI EN 15635, è esplicita: le istruzioni relative alla capacità di carico di sicurezza devono essere affisse in un luogo ben visibile, sull’attrezzatura o in prossimità di essa, scritte nella lingua nazionale e in un formato durevole. I cartelli di carico sono forniti dal fabbricante della scaffalatura, nei colori di sicurezza, e la stessa norma dedica un’appendice agli esempi tipici di cartello per le diverse tipologie di scaffalatura.

Il fondamento giuridico sta nel Testo Unico: la scaffalatura è un’attrezzatura di lavoro e l’articolo 71 del D.Lgs. 81/08 impone al datore di lavoro di usarla in conformità alle istruzioni e di impedirne l’impiego in condizioni per cui non è adatta. Senza la targa, dimostrare di aver rispettato questo obbligo diventa molto difficile: manca proprio il documento che dice quali sono le condizioni ammesse.

 

Le informazioni che non possono mancare

Il contenuto del cartello è ridotto all’essenziale, perché deve essere letto e capito al volo da chi lavora in corsia. Di norma riporta:

  • il carico massimo ammissibile per livello e per campata;
  • la tipologia di unità di carico prevista, con peso massimo, numero di unità per livello e dimensioni;
  • la configurazione di riferimento della scaffalatura, a partire dalle quote dei livelli;
  • i pittogrammi di sicurezza e le istruzioni operative essenziali, tra cui il divieto di arrampicarsi e quello di modificare la struttura senza autorizzazione;
  • il nome e i riferimenti del fornitore della scaffalatura.

Un dettaglio spesso trascurato: la norma chiede che le informazioni siano comprensibili anche a chi ha una conoscenza limitata della lingua (da qui il peso dei pittogrammi) e che il personale sia formato a interpretarle. Un cartello che nessuno sa leggere protegge poco.

 

Perché la configurazione conta più del numero

L’errore concettuale più pericoloso è leggere la targa come un semplice “peso massimo”. La portata di una scaffalatura non è una proprietà assoluta della struttura: è il risultato di un calcolo che vale per una precisa geometria: numero dei livelli, quota di ciascun corrente, tipo di collegamenti. Basta alzare il primo livello di qualche decina di centimetri per aumentare la luce libera dei montanti e ridurre sensibilmente la capacità portante dell’insieme: stessa scaffalatura, stessa targa, portata reale diversa.

Per questo la UNI EN 15635 vieta di riconfigurare la struttura senza autorizzazione: ogni modifica della geometria (spostare correnti, aggiungere livelli, rimuovere controventi) richiede il ricalcolo da parte del fornitore e, se necessario, una nuova targa. La targa è la fotografia di una configurazione: se la configurazione cambia, la fotografia non vale più.

 

Targa assente, illeggibile o superata: cosa fare

È lo scenario più comune nelle scaffalature datate o comprate usate. La strada corretta parte dal fornitore originale: se è identificabile, si richiedono le tabelle di portata della configurazione attuale. Se il fornitore non esiste più, o la scaffalatura è un assemblaggio di provenienze diverse, serve una valutazione tecnica della capacità portante nella configurazione corrente, affidata a un soggetto qualificato (tipicamente un fornitore del settore o un professionista strutturista) che si concluda con l’apposizione del cartello.

Nel frattempo vale la prudenza operativa: non aumentare i carichi abituali, non modificare la geometria e segnalare la carenza al responsabile della sicurezza delle attrezzature di stoccaggio. La mancanza della targa è esattamente il tipo di non conformità che un’ispezione periodica fa emergere, ed è uno dei primi elementi che un organo di vigilanza guarda entrando in un magazzino.

 

Il ruolo di Organismo CVE

C.V.E. – Centro Verifiche Europee esegue l’ispezione periodica delle scaffalature metalliche secondo il D.Lgs. 81/08 e la UNI EN 15635. La verifica comprende anche il riscontro dei cartelli di portata: presenza, leggibilità, esposizione in posizione visibile e coerenza tra la configurazione dichiarata in targa e lo stato di fatto della scaffalatura, con segnalazione nel rapporto di ogni difformità.

Il confine del ruolo è netto: CVE ispeziona e attesta in modo imparziale. Non ricalcola le portate, non produce né sostituisce le targhe, non modifica le strutture: queste attività spettano al fornitore della scaffalatura o ai tecnici incaricati dall’azienda. Il rapporto di ispezione dice con precisione che cosa manca e che cosa non corrisponde, e questa terzietà è ciò che gli dà valore davanti agli organi di controllo.

 

Domande frequenti (FAQ)

La targa di portata è obbligatoria?

Sì: la UNI EN 15635 richiede che le istruzioni sulla capacità di carico siano affisse in luogo ben visibile, e l’articolo 71 del D.Lgs. 81/08 impone l’uso delle attrezzature in conformità alle istruzioni: istruzioni che, senza cartello, di fatto mancano.

Chi deve fornire il cartello di carico?

Il fabbricante della scaffalatura, nei colori di sicurezza previsti e con le indicazioni per la corretta apposizione. In caso di ricalcolo della portata, la nuova targa segue la nuova valutazione tecnica.

Dove va esposta la targa?

Sull’attrezzatura o in prossimità di essa, in posizione di massima visibilità per chi opera in corsia, in formato durevole e nella lingua nazionale, con pittogrammi comprensibili anche a chi conosce poco la lingua.

Ho alzato il primo livello dei correnti: la targa vale ancora?

No. La portata dipende dalla configurazione: modificare le quote dei livelli cambia la capacità portante e richiede il ricalcolo da parte del fornitore e, se necessario, una nuova targa. Fino ad allora la targa esistente non descrive più la scaffalatura reale.

Ho scaffalature usate senza alcuna targa: cosa faccio?

Se il fornitore originale è identificabile, si richiedono le tabelle di portata; altrimenti serve una valutazione tecnica della capacità portante nella configurazione attuale da parte di un soggetto qualificato, con successiva apposizione del cartello. Nel frattempo, prudenza sui carichi e nessuna modifica alla geometria.

Organismo CVE può rifare la targa o ricalcolare la portata?

No. Come Organismo di Ispezione di tipo A, CVE verifica presenza e coerenza dei cartelli nell’ambito dell’ispezione periodica e segnala le difformità nel rapporto; ricalcoli e nuove targhe spettano al fornitore o ai tecnici incaricati dall’azienda.

 

Un cartello che vale un contratto

La targa di portata è il patto tra chi ha costruito la scaffalatura e chi la usa ogni giorno: definisce i limiti entro cui la struttura mantiene le sue promesse. Tenerla presente, leggibile e coerente con lo stato di fatto è uno dei modi più semplici, e più economici, di gestire il rischio in magazzino.

Contatta Organismo CVE per l’ispezione delle tue scaffalature metalliche e richiedi un preventivo gratuito e senza impegno.

 

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